Lalla Romano pittrice degli affetti

Dipinti e disegni (1928-1947)

A cura di
Stefano Fugazza e Gabriele Dadati

presso
Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi
Via San Siro, 13 – Piacenza

Orari di apertura
martedì-domenica: 10:00 -12:00/15:00 -18:00

Inaugurazione
mercoledì 24 Aprile, ore 17:30

 

autoritratto con trecce e vestito rosso

Lalla Romano intraprese la sua carriera di pittrice alla fine degli anni Venti, continuò poi a dipingere fino al 1940; non abbandonerà però definitivamente la sua attività fino alla morte. Solo dopo essere stata allieva del maestro di pittura Giovanni Guarlotti frequentò la scuola di Felice Casorati, su consiglio di Lionello Venturi.

Pittori suoi contemporanei furono: Carlo Levi, De Pisis, Soffici (conosciuto nel 1937), Morandi e Rosai. Durante il periodo in cui dipinse, in Italia si formò un movimento capitanato da Mario Sironi, Novecento Italiano, caratterizzato dalla compostezza della postura, dalle linee chiuse e da scelte cromatiche equilibrate; un autoritratto riconducibile a questo periodo è “L’attesa”, che la raffigura incinta.

Ciò che l’accompagnerà in tutta la sua produzione artistica sarà l’astrazione, ritenuta da lei stessa il fondamento di ogni arte; nei suoi dipinti è rispettata la fisionomia, non c’è prevaricazione della psicologia rispetto alla dolcezza che è sottolineata dal colore tenero e non dissonante. Viaggerà sempre tra il desiderio di sintesi e di superficie vibrante. Dipingerà vari soggetti riconducibili a tre categorie: i ritratti, soprattutto di figure femminili, in cui sono rappresentati i familiari più stretti e gli autoritratti, i paesaggi dove si nota un’accentuata semplicità e assenza umana e infine le nature morte. In paesaggi come “L’Inverno” (1924) c’è la ricerca della geometria e la simmetrizzazione della natura, a differenza di “Inverno” (1930) in cui c’è la ricerca dell’astrazione, tipologia tipicamente casoratiana, l’accentuazione della valenza onirica, l’appiattimento dei volumi e una lettura del paesaggio più interiore. Un altro esempio è “Paesaggio a Forte dei Marmi” (1938), messo in relazione con Soffici; proprio a Forte dei Marmi Lalla Romano conobbe Eugenio Montale e iniziò ad elaborare poesie per la pubblicazione.

Nelle nature morte si nota la disponibilità a variare il soggetto più di quanto non ci sia nei ritratti e nei paesaggi. Anche quando Lalla Romano si dedicherà alla scrittura continuerà a disegnare e anche qui si potrà notare la vocazione per l’astratto, soprattutto nelle rose.

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